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ASTRAGAL - Chiesa dei santi Fabiano e Sebastiano

La chiesa di Astragal dedicata alla Santissima Trinità ed ai santi Barnaba, Fabiano e Sebastiano è conosciuta con il nome di questi due ultimi taumaturghi che con ogni probabilità furono associati ai titolari originali dopo il 1436, anno in cui nella cattedrale di Belluno viene eretto in loro onore un altare per implorare l’intercessione contro il dilagare dell’epidemia pestilenziale.
Certamente il piccolo edificio è da considerare tra i più antichi della Valle di Zoldo e, se si vuol prestare fede ad un’iscrizione dipinta sopra l’ingresso principale, sarebbe stato costruito nel 1110 e più volte rimaneggiato nel corso dei secoli.
Tuttavia la prima testimonianza documentaria che lo ricorda risale alla prima metà del Cinquecento; nel 1595 viene solennemente consacrato da mons. Giorgio Doglioni su delega del vescovo diocesano Luigi Lollino.
Dai testi delle Visite pastorali secentesche dell’Archivio vescovile di Belluno si ha una chiara descrizione di com’era la chiesa: soffitto rifinito a volta, due ingressi, pavimento in lastre di pietra, altar maggiore con un’alzata antica in scultura con statue dorate (Flügelaltar); un secondo altare – ubicato a nord – è dedicato alla santa Croce e reca una pala dipinta ritenuta di qualche pregio.
Nel corso dei secoli i regolieri di Astragal, in modo unanime, mostrano uno speciale attaccamento alla loro chiesa e in ogni maniera tentano di provvederla del necessario.
Rimane celebre lo stratagemma intelligentemente elaborato dagli stessi regolieri nel 1685 quando il tetto, vecchio e malandato, minacciava rovina.
Non essendovi denaro disponibile per poter urgentemente realizzare l’oneroso rifacimento, i rappresentanti della Comunità si rivolgono al podestà di Belluno per ottenere il permesso di tagliare alcune piante del bosco “Sora ’l Sass” di proprietà della stessa chiesa; legname che poi sarebbe stato venduto al miglior offerente.
Ma conoscendo l’estrema prudenza che l’alto funzionario usava nell’accordare simili permessi, nella supplica si fa artificiosamente risultare che il bosco avesse assoluto bisogno di essere al più presto sfoltito perché a causa delle troppe piante nessuno è disposto a volerlo in affitto.
Così gli intraprendenti amministratori riescono in breve tempo ad aggirare l’ostacolo al fine di sistemare il tetto del loro San Sebastiano.
Attorno al 1759 risale la costruzione della sagrestia.
Nel 1797 l’antico altar maggiore con l’alzata – probabilmente non più in sintonia con i canoni estetici dell’epoca – viene distrutto commissionando il nuovo a Domenico Manfroi da Cencenighe assieme alle sculture di due angeli da mettere a fianco dell’altare della santa Croce (che verrà poi rifatto ex novo).
Nel XIX secolo la chiesa ed il culto mariano in essa praticato assumono un netto rilievo nel contesto del territorio di Zoldo, grazie all’impulso dato dall’arciprete Gasparo De Mas; fervore devozionale sorprendentemente accresciuto dopo l’inaugurazio ne del gruppo scultoreo policromato raffigurante la Madonna di Caravaggio che compare alla giovinetta inginocchiata ai suoi piedi.
L’opera – evidentemente capace di coinvolgere emotivamente i fedeli – è stata scolpita da Giovanni Battista Panciera Besarel (1801-1873) nell’anno 1842.
Successivamente (1865) per la generosità e la fede delle famiglie Besarel e Fontanella de Pellegrini si erige e arreda la cappella della B.V. di Caravaggio sul cui altare si trova tutt’ora il ricordato gruppo statuario.
Nel 1984, al posto del fatiscente campanilino del 1924, viene posizionato l’attuale che ben armonizza con le linee architettoniche dell’insieme.
Altri significativi lavori di manutenzione datano al 1990.

Testi e foto tratti da "Tesori d'arte nelle chiese dell'alto bellunese - la Val di Zoldo" di Flavio Vizzutti 

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