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DONT - Chiesa parroc. di santa Caterina d’Alessandria

Secondo la tradizione pare che il primo tempio fosse anteriore all’anno 1450; tuttavia agli inizi del Cinquecento risalgono alcune notizie attestanti la presenza di una micro Comunità fortemente motivata alla dimensione religiosa e molto interessata alla propria chiesa.
I manoscritti dell’Archivio vescovile di Belluno, per quanto riguarda il XVI secolo, offrono alcune notizie: il luogo di culto è sicuramente di antica origine essendo stato consacrato, possiede una piccola sacrestia, dispone di un cimitero consuetamente ubicato sul sagrato, non manca di alcuni beni dotali (qualche apprezzamento di prato a Colcerver) e sul finire del secolo si sta progettando l’edificazione della torre campanaria.
Lo studio dei documenti dell’Archivio citato – relativi alla prima metà del Seicento – consentono di desumere ulteriori delucidazioni per meglio configurare l’assetto architettonico-arredamentario: porta, finestre e sacrestia sono a sud, l’altare è a est, il campanile a nord, il soffitto è a volta e l’altare è decorato da una bella pala con le immagini dei santi Caterina e Giacomo.
Fuori dal tempio, tra la chiesa ed il campanile, si erge un minuscolo oratorio chiuso da cancelli di legno.
Al 1708 risale la testimonianza secondo la quale le pareti dell’aula (e forse anche quelle del presbiterio) sono completamente affrescate con immagini di sante.
Nella parete di destra del presbiterio una nicchia custodisce una statuetta della Madonna di Loreto la cui venerazione era stata diffusa dai pellegrini che, entusiasti, tornavano dalla devota visita alla celeberrima Santa Casa lauretana.
Il 20 giugno 1729, valutato l’incremento della popolazione, il deputato Pietro Antonio Lazzaris a nome e per conto di tutti i regolieri chiede ed ottiene il permesso di ingrandire la chiesa presentando anche un progetto che riscuote l’approvazione del vescovo Valerio Rota.
I lavori, attraverso diversificate fasi, si protraggono sino agli ultimi mesi del 1734 o agli inizi del 1735 visto che proprio nell’aprile di quest’anno è documentata l’esecuzione del dignitosissimo rivestimento del coro da parte di Nicolò Barbon (originario da Mareson).
Nel 1734 sull’arpese dell’arcata trionfale viene collocato un gruppo ligneo policromo con il Crocifisso tra la Vergine dolorosa e san Giovanni Evangelista.
Al 1780 risale l’elevazione dell’attuale campanile in sostituzione di quello secentesco di minori dimensioni.
Nel 1885 si inaugura solennemente il monumento ligneo per celebrare Andrea Brustolon, opera scolpita da Valentino Panciera Besarel.
Il 2 ottobre 1898 la chiesa di S. Caterina d’Alessandria è elevata a parrocchiale; in questo periodo sono attuati alcuni lavori di ampliamento e di manutenzione.
Al 1937 datano le vetrate istoriate del coro e al 1947 gli affreschi del presbiterio, eseguiti dal veneziano Carlo Alberto Zorzi.
Agli anni 1969-70, tra l’altro, risale la sistemazione del presbiterio, l’altare rivolto verso l’assemblea, l’orologio del campanile.

OPERE D’ARTE

Le statue policrome esposte sull’arpese dell’arcata trionfale – il Crocifisso tra la Madonna addolorata e san Giovanni evangelista – risalgono al 1734 e sono state scolpite da un anonimo artefice locale per la devozione di “Giovanni Battista Gat figlio di Nascimben da Foppa”.
Nella nicchia sopra l’altar maggiore, attorniata da fregi dorati di perita fattura, è esposta la statua della Madonna reggente il Bimbo, invocata sotto il titolo della “Madonna della Salute”.
Il manufatto, creazione di Giovanni Battista Panciera Besarel, viene scolpito nel 1836 per impetrare l’intercessione della Vergine contro la terribile epidemia di colera ricordata con tremore dalle cronache del tempo.
Le pareti del presbiterio e del soffitto a vele sono decorate ad affresco con varie figure di santi (Evangelisti, Vergine in trono, santi titolari); dipinti del 1947 eseguiti dall’ancora non ben studiato ma valente pittore Carlo Alberto Zorzi (1888-1972).
Sulle lesene dell’arcata presbiteriale sono rispettivamente appesi due affreschi staccati da casa De Lazzer a Dont; raffigurano san Rocco e san Sebastiano, opere appartenenti al catalogo del pittore Antonio Rosso (secc. XV-XVI).
Dell’altare minore di sinistra, dedicato alla Passione, dopo il furto del 1985 resta solo l’alzata, ricostruita (1995) con alcune statue provenienti da quella secentesca dell’artista bellunese Giovanni Auregne.
L’arredo è affiancato da un coevo altare scolpito, dorato e intagliato assai prossimo allo stile dei Costantini.
La cappella di destra si caratterizza per il monumento dedicato ad Andrea Brustolon.
Inaugurato il 23 agosto 1885, era sta to terminato sin dal 1878 da Valentino Besarel.
L’imponente apparato celebrativo, esaltante la magistrale perizia tecnica besareliana, presenta un’immagine ideale del Brustolon attorniata dalle simboliche figure della Fama, dell’Arte e della Morte.
Nella cornice ovale sono incisi i nomi di altri rinomati scultori della Provincia compresi tra i secc. XVI-XIX: Francesco Terilli, Paolo Brustolon (fratello di Andrea), Giovanni Paolo Gamba Zampol, Antonio Talamini, Giovanni Battista Panciera Besarel, fra Bartolomeo Della Dia, Giovanni Marchiori.
Sulla parete dirimpetto un olio di A.E. Suman (1945) raffigura la sacra Famiglia con santa Caterina in un sereno paesaggio che ha per sfondo il monte Pelmo.
Sulla parete di sinistra della navata due tele del volonteroso ma scarso pittore cinquecentesco Lorenzo Pauliti.
Sulla parete di fondo una grande – dignitosa – copia dell’Ultima Cena secentesca custodita nella chiesa di Astragal; tela dipinta da Giovanni Battista Lazzaris (sec. XIX), agricoltore locale – per di più muto – ma autodidatta di talento, considerando che nessuno gli aveva mai insegnato a tenere in mano né la matita né il pennello.

Testi e foto tratti da "Tesori d'arte nelle chiese dell'alto bellunese - la Val di Zoldo" di Flavio Vizzutti 

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