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Unione Montana Cadore Longaronese Zoldo

Provincia di Belluno - Regione del Veneto


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Musei

 Museo della Pietra e degli Scalpellini di Castellavazzo

Il Museo è attualmente chiuso a causa dei lavori per il nuovo allestimento.
La riapertura al pubblico avverrà nella tarda primavera 2006.
Altre informazioni possono essere richieste al n. 0437/770254 (Municipio di Castellavazzo)

La sede museale è attualmente ospitata presso i locali delle ex scuole medie, in Via IV Ottobre, su di uno sperone di roccia dominante l'abitato e circondato dalle cave dismesse La Olta e Foran, le quali, senza soluzione di continuità, costituiscono un inedito unicum con il centro storico dell'abitato, anch'esso tutto realizzato con la pietra.
L'Associazione Pietra e Scalpellini di Castellavazzo, fin dalla sua costituzione, si è prefissata di dare adeguata testimonianza agli antichi mestieri di cavatore, scalpellino e delle lavorazioni della pietra, che hanno sempre accompagnato la vita di questo piccolo borgo di montagna.
La primitiva raccolta di reperti e attrezzature organizzata per merito di un gruppo di volontari e appassionati, Gruppo Rosso Bruno, è stata nel 2000 implementata nei contenuti e negli spazi in occasione della collaborazione con il Museo Etnografico della Provincia di Belluno, il quale, presso la propria sede di Serravella di Cesiomaggiore, ha organizzato la mostra "Cave, cavatori e scalpellini, lavorare la pietra in Provincia di Belluno".
Nella primavera 2006 la struttura espositiva è stata riorganizzata e nuovamente ampliata, andando ad accogliere le testimonianze inerenti tutto il quadro provinciale.
Tra le svariate interpretazioni che possono scaturire dalla visita della struttura espositiva, vi è senz'altro il suggerimento di utilizzare la raccolta museale quale fonte di ispirazione per ulteriori approfondimenti sul territorio, atti a collocare la rigorosa impostazione scientifica dell'esposizione, che per quanto ben proposta risulta sempre un mezzo distaccato, all'effettiva realtà che ha il compito di rammentare.
All'interno del percorso divulgativo, oltre a Castellavazzo, trovano collocazione numerosi riferimenti relativi ad altre realtà locali, quali le Buse da mole di Tisoi, la produzione della calce di Sois, e tutti gli ambiti estrattivi provinciali.

Il museo è organizzato in 5 sezioni, ognuna legata ad una tematica specifica:
1. La storia geologica
La prima sezione propone un dettagliato inquadramento geologico dell'intero territorio provinciale, analizzando l'evoluzione dell'assetto tettonico e la varietà e la dislocazione delle varie tipologie litiche.
2. Presenze di pietra
L'importanza ed il ruolo che la pietra ha avuto nel corso dei secoli viene celebrato in questa sala dove, splendide e preziose testimonianze, completano l'impianto didascalico; le argomentazioni trattate spaziano dagli usi più materiali e di immediata percezione, ai contesti più eterei e spirituali.
3. La pietra nella quotidianità
Una vasta carrellata di reperti e di esaurienti testimonianze, mette in evidenza lo stretto legame che intercorre tra le quotidiane attività antropiche e la pietra.
4. Tecniche di estrazione, lavorazione e trasformazione della pietra
La presenza di ricostruzioni e reperti, coadiuvati da immediati e approfonditi contenuti divulgativi, conducono il visitatore alla scoperta delle tecniche di estrazione, di lavorazione e di trasformazione della pietra.
5. Castellavazzo: un paese di pietra, la pietra di un paese
Un allestimento d'effetto rende omaggio alle vicende storiche del paese di Castellavazzo, il quale ha sempre legato in maniera indissolubile la sua esistenza con la sua pietra; una completa e rara collezione di attrezzature, fotografie, testimonianze, celebra le valenti generazioni di scalpellini autoctoni che hanno saputo esportare la loro apprezzata opera in svariate località non solo europee.

Maggiori informazioni sul sito http://www.pietraescalpellini.it

Musei degli zattieri del Piave
Centro Internazionale Studi sulla Zattera
Codissago di Castellavazzo - Belluno

Il Museo si trova a Codissago frazione di Castellavazzo Belluno a 6 Km dall'uscita dell'autostrada A23 Venezia-Belluno sulla sponda sinistra del Piave di fronte a Longarone. A circa 5 Km. dalla diga del Vajont e dalla frana che ha provocato la distruzione di Longarone e in parte anche il nostro paese, la visita del museo può essere accompagnata da una visita alla diga e alla grande frana del monte Toc.

Indirizzo:
Museo degli Zattieri del Piave
Via Gianni D'Incà, 1 - Codissago
32010 Castellavazzo - BELLUNO
Tel – Segr - Fax 0437/772373
E-mail: info@museozattieri.it
Sito internet: http://www.museozattieri.it

Apertura:
Dal 1° giugno al 30 settembre: tutti i giorni escluso il lunedi dalle 9,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 18,00.
Dal 1 ottobre al 30 novembre e dal 1 marzo al 30 maggio: il sabato e la domenica dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 18,00.

Prezzo del biglietto: Euro3.00 - per gruppi di più di 10 Euro 2.00 - per scolaresche Euro 1.00

La visita guidata è costituita da una breve conferenza che illustra l'antica attività della fluitazione e trasporto con zattere lungo il Piave (15-20 minuti), da proiezione di filmati antichi e recenti inerenti queste tematiche (20-30 minuti) e dalla visita guidata al museo (1 ora).

Allestimento articolato per tematiche in N° 10 Sale d'esposizione

Sala I°Archeologia del taglio del legname e della zattera.
Sala II°Archeologia della trasformazione del legno in oggetti d'uso.
Sala III Falegnameria e etnografia locale.
Sala IV°Taglio del bosco e trasferimento al fiume.
Sala V°Trasporto del legname fino al fiume e segno.
Sala VI°La fluitazione del legname (stue battipalo)
Sala VII°La fluitazione del legname (cavalletti cidolo)
Sala VIII°Le segherie.
Sala IX°La costruzione delle zattere.
Sala X°Le navigazione delle zattere sul Piave e sui fiumi d'Europa.
Davanti al Museo è stata ricostruita una antica segheria alla veneziana, in parte della fine dell'800, recuperata a Pieve di Cadore.
 
STRUTTURE
Biblioteca
Schedario dei materiali
Fototeca
Videoteca
Sala per proiezioni e video conferenze.

STRUMENTI
Strutture informatiche
Gigantografie
Audiovisivi
Totalmente visitabile per i portatori di handicap
Il museo è dotato di impianto di allarme antifurto e di segnalazione fumi
Il museo ha sul retro un ampio parcheggio che può contenere 2 o 3 pulman.

DESCRIZIONE
Il Museo si trova a Codissago, frazione di Castellavazzo, in provincia di Belluno un piccolo paese sulla sponda sinistra del Piave, abitato fino a qualche anno dopo la prima guerra mondiale dai costruttori e conduttori delle grandi zattere che scendevano il fiume Piave per alimentare Venezia.
È stato realizzato dai nipoti e pronipoti degli antichi zattieri, che hanno voluto che non andasse dimenticata la grande opera svolta per secoli dai loro avi sul fiume, e che, unici in Italia non hanno dimenticato l'antica tecnica usata per legare i tronchi e formare grandi zattere.
Le vicende umane riguardano un periodo che va dal tempo dei Romani 200 d.C. (ma con ogni probabilità questa attività umana si perdeva nella notte dei tempi) fino all'avvento della società industriale, che ha spazzate via, in poco tempo, modi di vivere che si erano conservati per secoli senza sostanziali cambiamenti.
Il Museo intende illustrare tutti gli aspetti riguardanti il taglio, trasporto e trasferimento di grandi quantità di legname, fatto fluitare, prima liberamente e poi legato in zattere, dalle vallate della provincia di Belluno verso la pianura veneta e soprattutto verso Venezia, lungo quella che era la via maestra per i trasporti, il fiume Piave.
Venezia appoggia le sue fondamenta su milioni di tronchi infissi sul fondo della laguna, provenienti in gran parte dai boschi del Bellunese.
Artefici di questo gigantesco trasferimento, si parla di 350.000 tronchi all'anno, i menadàs e gli zattieri.
Altro aspetto che si intende altresì illustrare è l'uso della zattera per il trasporto di altri materiali oltre il legno, quali: la pietra lavorata, le mole per affilare le spade, la carbonella, i minerali lavorati e in pani, l'acido solforico e ogni prodotto della montagna che serviva alle città della pianura veneta e a Venezia
Le collezioni sono costituite da una raccolta completa delle attrezzature che un tempo servivano al taglio, trasporto, fluitazione fino alle segherie, segagione del legname e successiva costruzione delle zattere.
In particolare oltre agli attrezzi usati un tempo dai boscaioli, dai carradori, dai menadàs, dai segantini e dagli zattieri, il Museo possiede una slitta per il trasporto dei tronchi, modelli delle risine, delle stue, del battipalo, dei cidoli, delle segherie e numerosi modelli di zattere del Piave fra cui il “raso” zattera costituita da alberature delle navi.
Vi è altresi una serie di modelli di zattere dei fiumi Pirenaici, delle alpi francesi, della Foresta Nera e di Turingia, dei fiumi austriaci e una descrizione dei percorsi delle zattere per raggiungere i grandi porti dell'Europa dove si costruivano le flotte navali che hanno navigato su tutti i mari del mondo.
Interessante la sezione archeologica, che intende illustrare l'evoluzione dell'uomo nella creazione e nell'uso degli attrezzi per il taglio delle piante e la loro utilizzazione e una ricerca sulle origini dell'utilizzazione della zattera da parte dell'uomo.
Una antica segheria alla veneziana ricostruita sul piazzale del Museo completa il quadro.

Il Museo è l'unico in Italia che tratta l'argomento del trasporto su zattera.

Maggiori informazioni sul sito: http://www.museozattieri.it

Museo del chiodo

Indirizzo Via S. Francesco, - 32012 Forno di Zoldo (Bl)
Telefono 043778103 -043778144
Dipartimento Amministrazione comunale
Gestione diretta
Visite sono possibili previo accordo con il responsabile

Il Museo è sito in un importante edificio storico. Infatti, soprattutto durante il dominio di Venezia, ospitò il Capitano di Zoldo e successivamente fu sede del Municipio. Dopo il restauro nel 1988 il Comune lo destinò a Museo etnografico. A definirne la specializzazione, contribuì il noto studioso Giuseppe Sebesta. Il suo parere scientifico fu determinate per dedicarlo al chiodo, all' "oggetto" che ha caratterizzato a lungo l'economia e la vita della popolazione.
Il Museo, il cui allestimento sta per concludersi, è disposto su due piani. Al primo, il percorso evidenzia didatticamente l'evoluzione della chioderia nel territorio di Zoldo. Partendo dalle miniere di ferro e dall'introduzione in loco del metallo, viene dato risalto all'esistenza del "Forno fusorio di Zoldo", impiegato per la produzione di verghe e verghelle di ferro dalle quali si realizzavano i chiodi.
Ci sono quindi pannelli esplicativi dell'attività mineraria e del trasporto del materiale dalla miniera; vetrine con attrezzi da miniera, gigantografie del forno fusorio del '700 e dello schema del suo funzionamento; la ricostruzione del maglio e le illustrazioni del suo funzionamento; ricostruzioni di forge da fucina e di vari tipi di alimentazione, di diversi esemplari di mantice e pompa idraulica; vetrine con accessori da forgia e relativa rappresentazione iconografica.
Al secondo piano, con analogo supporto di didascalie e immagini, si trova una serie di chiodi diversificati con spiegazione del loro utilizzo e individuazione della loro diffusione nel Veneto.
Ancora, sono illustrate le fasi attraverso le quali si ricavava il chiodo; sono presentati vari tipi di chiodi; diversi modelli di incudine e relativi ceppi di sostegno; l'uso locale del chiodo è anche evidenziato ricorrendo alla terminologia dialettale.
Mediante documentazione originale, è pure ricostruito il commercio dei chiodi e il lavoro del chiodaiolo, sia quando lo eseguiva da solo, sia in gruppo consorziato in cooperativa.


Museo Etnografico “Al Poiat” di Zoppè di Cadore
Via Bortolot, 29 - 32010 Zoppè di Cadore (BL)
Sito internet: http://www.museoetnograficozoppedicadore.com
Referenti Union di Ladign de Zope: 320-0318992 (Sagui Zeno), 3206310319 (Mattiuzzi Giulio)
Apertura:
Dal 25 luglio al 9 settembre 2007: tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle ore 15.00 alle 18.00
Negli altri periodi: su prenotazione telefonando ai recapiti sopra riportati.
Entrata libera

Il Museo Etnografico di Zoppè di Cadore è situato nel piano sottotetto dell’edificio che ospitava l’ex latteria turnaria, recentemente recuperato, grazie a contributi europei obiettivo 5/b turismo, proprio per essere adibito a sede museale ed è gestito dalla locale “Union di Ladign de Zope”.
Qui si trovano esposti molti degli oggetti e delle attrezzature legati alla vita e ai lavori del passato di questo piccolo paese di alta montagna, e che, già dalla seconda metà degli anni 60’ il pittore zoppedino Masi Simonetti, insieme ad altri appassionati del luogo, aveva iniziato a raccogliere per preservare la memoria storica e la culturale locale.  
Il percorso museale  inizia con alcuni pannelli che riportano alcuni cenni di storia locale e illustrano l’utilizzo del territorio, in particolare quello legato ai tanti opifici (mulini, fucine, segherie) che utilizzavano la forza motrice dei torrenti limitrofi al centro abitato e la localizzazione delle numerose “Jal” ove si produceva il carbone dalla legna dei boschi.
L’allestimento, molto particolare ed interessante, è stato ideato dall’architetto Paolo Simonetti ed è incentrato sulla carbonaia (“al poiat”): in mezzo alla sala principale si trova infatti una ricostruzione stilizzata di questo manufatto al cui interno è stata ricavata una saletta multimediale nella quale i visitatori possono assistere alla proiezione di documentari sulle attività di un tempo.
Già da alcuni anni durante il periodo estivo il Museo organizza una scuola di “Scarpet” cui possono partecipare tutti coloro che sono interessati ad imparare la tecnica di lavorazione di queste antiche calzature.
Maggiori informazioni sul sito: http://www.museoetnograficozoppedicadore.com

Indirizzo: Piazza I Novembre, 1 - 32013 Longarone (BL)
P.Iva e Cod. Fiscale: 80003510254 - Centralino: 0437577711
Email: unionemontana@clz.bl.it PEC: unionemontana.cadorelongaronesezoldo.bl@pecveneto.it